Giulio Regeni, la verità nascosta sotto i tappeti egiziani

Che Giulio Regeni sia stato torturato e ucciso dai servizi di sicurezza egiziani è un dato di fatto. Questo è quanto riporta una fonte del governo statunitense al quotidiano La Stampa.
La fonte dichiara che all’epoca dei fatti il presidente al Sisi aveva dato ordine ai servizi di sicurezza di “dare un esempio agli stranieri”, ciò non è un atto d’accusa verso il presidente egiziano, ma a quanto pare alcuni appartenenti ai servizi di sicurezza prendendo alla lettera l’ordine del loro presidente abbiano esagerato e la situazione gli sarebbe sfuggita di mano. Sembrerebbe che l’ordine di al Sisi sarebbe stato non interpretato in modo corretto, “esempio” in poco tempo è diventato “lezione”, quindi i servizi avrebbero preso il nostro ricercatore, condotto in una località segreta dove l’avrebbero torturato fino a portarlo alla morte.

Altre fonti sono convinte che Giulio Regeni si sia trovato inconsapevolmente in una lotta fra gli stessi apparati di sicurezza d’Egitto che spesso si servono di soggetti esterni per alcune operazioni, ciò agevolerebbe la non riconducibilità diretta agli organi di sicurezza governativi.
Risulta che l’ex segretario di stato americano Kerry, venuto a conoscenza dei dettagli della vicenda, in un incontro dell’aprile del 2016, affrontò direttamente il collega egiziano Sameh Shoukry, rinfacciandogli i fatti. Kerry disse esplicitamente a Sameh Shoukry, che gli USA non potevano in alcun modo accettare che civili appartenenti a paesi alleati quali l’Italia, fossero imprigionati e uccisi, malgrado il suo omologo egiziano avesse tentato di negare lo stesso Kerry dichiarò di essere in possesso di prove inconfutabili dell’accaduto, e chiese l’arresto e la punizione dei colpevoli.
Il fatto che i servizi egiziani si servano di gruppi esterni per azioni non convenzionali ha giocato a favore degli stessi, perché ciò rende ancora più difficile identificare gli esecutori, e quindi l’Egitto può continuare a negare. Un’altra certezza delle fonti è che l’Italia per i rapporti di alleanza con gli USA non poteva non essere stata avvertita dell’accaduto. Ma a quanto pare i rapporti d’affari con Il Cairo sono prioritari alla morte di un nostro concittadino, ed è risultato molto più conveniente nascondere la verità sotto un tappeto.

Marco Del Giudice classe 1971 è un Sociologo e Criminologo laureato, con competenze quali: Problemi interpersonali limitati e specifici all'area del conflitto, difficoltà relazionali, Ambivalenza, stress, scelte e decisioni difficili da compiere,Crescita, prevenzione e sviluppo della personalità, questioni educative e di orientamento vocazionale riferite a fattori esterni Come Criminologo si occupa: Studio sociale dei reati, Consulenza su Mobbing e Violenza di Genere, Valutazioni e studi sulle personalità delinquenziali in rapporto con la società Epidemiologia dei vari delitti in genere, nello specifico ( La violenza sessuale, Omicidio, Crimini economici, Criminalità organizzata, Terrorismo ) attraverso studi e valutazione ai fattori di rischio e alla propensione a delinquere, Criminologia forense